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DCA: Disturbi del Comportamento Alimentare

Intedisciplinarietà: una risposta di terapia adeguata ai disturbi alimentari


E’ nota da tempo l’implicazione e l’interazione di due aspetti ben distinti, ma inscindibili l’uno dall’altro, nell’eziologia, nel mantenimento e nella cronicizzazione di questi disturbi: quello fisico e quello psicologico. Se da un lato, infatti, ci può essere una predisposizione biologica e/o una familiarità a sviluppare un determinato disturbo, una presunta anomalia funzionale a livello ipotalamico, una non conoscenza di aspetti metabolici e nutrizionali, dall’altro ci può essere uno scorretto comportamento alimentare appreso, un’influenza socioculturale centrata su modelli di bellezza fisica significativamente più magri rispetto a quelli del passato o un’incapacità di gestire le emozioni spiacevoli senza ricorrere al cibo. Per questo motivo l’intervento di un solo specialista è nella maggior parte dei casi insufficiente e, anzi, può contribuire alla cronicizzazione del disturbo.

Dunque il medico nutrizionista farà una valutazione dello stato nutrizionale con la Calorimetria, la Bia e richiederà gli esami di laboratorio necessari.
Informerà il paziente dei rischi che corre attuando una dieta rigida (adattamento metabolico, compromissione della composizione corporea, alterazioni si organi e apparati) o con le abbuffate con condotta di eliminazione (alterazioni elettrolitiche , esofagite ecc.) .
In collaborazione con la figura del dietista, proporrà una rieducazione alimentare basata sui concetti della normalità dietologica. La prescrizione dietetica rapportata alla misura del dispendio energetico rassicura il paziente che deve vincere la paura di ingrassare sperimentando la sazietà come arma utile per non perdere il controllo.
Il medico si occuperà della parte biologica che rappresenta uno dei maggiori fattori perpetuanti il Disturbo.
Lo psicologo si occuperà invece di indagare e valorizzare le motivazioni al cambiamento, di gestire i disturbi dell’umore e/o i disturbi d’ansia (e le conseguenze ad essi legate) che spesso seguono o accompagnano i disturbi dell’alimentazione.

Sostenere e promuovere un cambiamento rispetto al disagio dovuto alla quasi sempre presente insoddisfazione corporea, alla bassa autostima, al senso di inadeguatezza, all'incapacità di sapersi valorizzare e alla ricerca di obiettivi che non gratificano mai.
Far riconoscere al paziente la connessione tra situazione, pensiero ed emozione per poi correggere eventuali distorsioni cognitive per rielaborare, ad esempio, i sensi di colpa associati alle trasgressioni. Altro aspetto fondamentale è il coinvolgimento della famiglia che da ostacolo diventa una risorsa terapeutica per  la guarigione. 

Nel proporre un piano di trattamento adeguato per i disturbi del comportamento alimentare risulta indispensabile il coinvolgimento di più figure professionali, con ruoli ben distinti ma allo stesso modo complementari, in un ottica di interdisciplinarietà volta al raggiungimento di un unico scopo: il benessere del paziente
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