LA FAMIGLIA NEI COMPORTAMENTI DEL DISTURBO ALIMENTARE
COSA FARE ?
Il primo sentimento che colpisce il familiare di una persona affetta da disturbi del comportamento alimentare è il disorientamento.
Molte sono le domande che si pone tutto il nucleo: “Cosa devo fare con mia figlia?” “Come posso aiutarla?” Ma anche “Perchè proprio mia figlia? Cosa le è successo, perchè è cambiata?”
L'anoressia e la bulimia, ma più in generale i disturbi del comportamento alimentare, sono patologie che investono i più diversi ambiti della vita del paziente. E' in evidenza un corpo che soffre, ma è presente un dolore diffuso che colpisce tutti gli aspetti della vita del soggetto in questione. La sofferenza, che si trova a gestire il soggetto anoressico-bulimico, si riversa su tutto l'ambiente familiare che si trova spiazzato da un congiunto “Che non sembra più lo stesso”, che “non riesce più a riconoscere”.
Il contributo della famiglia è fondamentale sia per quanto riguarda la prevenzione che per la cura.
Nella prevenzione, poichè
·I disturbi del comportamento alimentare si sviluppano prevalentemente in età adolescenziale ma hanno basi che si manifestano già in età infantile, momento in cui il ruolo dei genitori è fondamentale nella salute fisica e psichica del bambino
·Conoscere i campanelli di allarme della sofferenza e come affrontarli, riduce il rischio di sviluppo in età adolescenziale.
·Capire la sofferenza che il disturbo alimentare esprime è importante poichè spesso il sintomi anoressico-bulimici portano alla luce un malessere più generale di tutta la famiglia.
Nella cura, affinchè il disturbo venga affrontato in modo rapido ed efficace. Troppo spesso si perde tempo prezioso alla ricerca di un metodo “fai da te”.
·I disturbi del comportamento alimentare non sono un capriccio del soggetto ma un disagio serio da affrontare il prima possibile con l'aiuto di professionisti qualificati
·L'attenzione non va focalizzata unicamente sul cibo, ma è utile aiutare il soggettoattraverso il dialogo.
·E' importante un ascolto sincero e aperto delle problematiche del soggetto, senza preconcetti e punti di vista precostituiti. Spesso l'anoressia e la bulimia si manifestano in un'età difficile, di cambiamento, in cui il soggetto stesso non sa più chi è, e come gestire il proprio malessere.
·E' altrettanto fondamentale sapere che il disturbo alimentare è solo un lato del problema e quindi il recupero del peso non implica necessariamente la guarigione. Sottovalutare questo aspetto implica il rischio di pericolose e dolorose ricadute.
E' molto importante che il familiare sostenga il figlio nella cura, se possibile confrontandosi egli stesso con un esperto dei disturbi alimentari che può aiutarlo a:
·diminuire il carico emotivo e le tensioni accumulate nella gestione di comportamenti di rifiuto, difficili da capire e accettare, perun dialogo più sereno
·sollevarlo da un carico familiare eccessivo, derivante dall'impossibilità di affrontare un problema così complesso senza un aiuto professionale
·capire se ci sono elementi nelle dinamiche familiari, ma non solo, che mantengono il disturbo, al fine di ridurre i rischi di ricadute