LA PSICOTERAPIA NEI DCA

Riportiamo un testo tratto da un libro di Hilde Bruch autrice di diversi testi sui disturbi alimentari e considerata l’esperta più autorevole

 

Il lavoro terapeutico consiste nell’incoraggiare le pazienti che soffrono di un DCA nella loro ricerca di autonomia e autoidentificazione per arrivare ad un nuovo rapporto interpersonale nel quale ciò che hanno da dire è ascoltato e fatto oggetto di indagine.

E’ utile dare all’inizio del trattamento una semplice spiegazione del significato della malattia; che il problema cibo e peso corporeo è una copertura a sottostanti problemi personali, cioè riguarda il loro dubbio circa i propri meriti e il proprio valore. Hanno bisogno di un aiuto per scoprire le loro qualità positive e i loro pregi.

E’ importante chiarire che l’obiettivo della terapia è di realizzare qualcosa che sia di beneficio alla paziente e non di tranquilizzare i genitori. La paziente ha bisogno di partecipare attivamente nel processo terapeutico così da poter raggiungere lo scopo di distinguere se stessa dagli altri, di discriminare le sensazioni corporee e gli stati emotivi, di crescere lasciandosi dietro la passività impotente, la detestata sottomissione e l’indiscriminato negativismo.

Le pazienti devono sperimentare che una stretta e solerte attenzione viene dedicata a ciò che hanno da dire, a loro contributo alla terapia. Ciò è essenziale perchè il processo di individuazione, che era fallito troppo presto nella loro vita, possa aver luogo. Il compito del terapeuta non è solo di comprendere il significato dei sintomi e del comportamento, ma di aiutare le pazienti ad affrontare la realtà della vita nel passato e nel presente. E’ importante ricostruire le interazioni emotive e le loro implicazioni nel periodo precedente all’insorgere della malattia. Se si focalizza su questo l’indagine, le pazienti gradualmente riconosceranno il limite secondo il quale esse hanno sempre fatto ciò che pensavano ci si aspettasse da loro reprimendo il loro autentico sviluppo.

Compito della terapia è aiutare le pazienti a scoprire la loro genuina personalità e ciò che di valido possiedono. Esse hanno bisogno di saper come affrontare i problemi del vivere attuale, ma anche di ricostruire ciò che è successo durante il periodo precedente alla malattia. La mancanza di incoraggiamento e di possibilità di espressione dei loro bisogni ha interferito nello sviluppo del loro senso di autonomia e capacità.

Ad ogni modo ogni paziente deve costruirsi una nuova personalità dopo tutti gli anni di falsa esistenza; è sempre preoccupata per l’immagine che offre agli altri e sempre discute sul fatto di essere meritevole di rispetto.

Un atteggiamento di sfiducia permea il suo concetto di se stessa e tutti i suoi rapporti. Ogni paziente teme di essere fondamentalmente incapace, mediocre, inferiore, disprezzabile dagli altri. Tutti gli sforzi per essere all’altezza sono diretti verso il voler nascondere il fatale emergere della propria personalità.

Le pazienti sono convinte che tutti le guardini con delusione e senso critico, e quindi devono proteggersi da questo. Questa sfiducia di solito viene nascosta al terapeuta dietro una facciata di gentile cooperazione.

La terapia rappresenta un tentativo di accettare i difetti concettuali e le distorsioni cognitive, creando un clima grazie al quale questi ritardi nello sviluppo possono essere identificati; ciò rappresenta un primo passo necessario verso la loro correzione. Le pazienti devono arrivare a riconoscere che di fatto ci sono state situazioni che hanno interferito con lo sviluppo del loro senso di tranquillità interiore e che dovranno diventare individui autonomi e fiduciosi in se stessi; devono arrivare al punto di aver fiducia nelle proprie decisioni e rispettare le proprie opinioni invece di restare impotente di fronte al giudizio degli altri.

Sintonizzandosi con il senso distorto della realtà della paziente il terapeuta può stimolare, senza diventare giudicante, la necessaria rivalutazione. La paziente può essere d’accordo con il lavoro che è stato fatto nel primo stadio della terapia, ma vi è spesso la tendenza ad annullare ciò che è stato chiarito perchè ritornano fuori le vecchie convinzioni. La difficoltà sta nel fatto che le pazienti hanno convissuto così a lungo con questa realtà che imponeva di sminuire se stesse, che poi si sono convinte di non poter cambiare.

Per molte pazienti la terapia rappresenta la prima consistente esperienza circa il fatto che ciò che hanno da dire è ascoltato e ritenuto importante. Queste pazienti esperimentano emozioni e sensazioni fisiche in modo confuso e spesso non riescono a descriverle; hanno bisogno di aiuto ed incoraggiamento per imparare ad identificare le loro sensazioni e anche controllarle.

Lavorare con queste pazienti nella loro disperata ricerca di autonomia ed identità è difficile e spesso frustrante. Fondamentalmente il lavoro consiste nell’aiutare le pazienti a scoprire le loro potenzialità umane e creative, nel rimuovere l’odiosa, detestabile, vuota e difettosa immagine di se stesse che sta dietro la malattia.


   

ADAM : MESTRE in Viale Ancona 24 ( Centro Medico Dott.Oliva) -  PADOVA  in Via Ognissanti (Studio Psi) -  mail  info@anoressia.biz

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